Sostenibilità, i modelli delle aziende venete a confronto

Un lungo viaggio costellato da interventi aziendali e tappe interaziendali per mettere a confronto le esperienze delle aziende partecipanti e aprire le finestre su nuovi mondi e nuove realtà per raccogliere stimoli e idee da trasferire all’interno della propria impresa su un tema – quello della sostenibilità in tutte le sue declinazioni – destinato a diventare sempre più centrale. Si è chiuso nei giorni scorsi il progetto di Niuko Innovation & Knowledge RSI: sviluppo sostenibile per le aziende venete finanziato dalla Regione Veneto attraverso i fondi POR FSE 2014-2020 (DGR 816 dell’11/06/2019).

Accanto agli interventi aziendali sono state proposte due visite aziendali e una testimonianza che hanno portato le imprese a confronto con le esperienze di tre realtà vicentine – Favini, Alisea, Ecozema – capaci di precorrere i tempi sposando i principi dell’economia circolare quando ancora questo termine era fuori dai radar e l’idea di guardare agli scarti come a una risorsa per la produzione era poco diffusa.

La sfida dell’economia circolare in Favini e Alisea

Le visite aziendali hanno portato i partecipanti in Favini e Alisea, due aziende di diverse dimensioni che si sono dimostrate capaci di anticipare un trend e nel corso degli anni non hanno perso la capacità di innovazione, unita a una forte spinta motivazionale ed etica da parte delle persone che disegnano la strategia di business e di tutta la popolazione aziendale.

In Favini la scommessa di produrre la carta utilizzando scarti naturali era partita già negli anni Novanta come risposta al problema dello smaltimento delle alghe che affliggevano l’Adriatico: una lunga e tenace attività di ricerca aveva portato al primo brevetto. Da lì è partita una spinta all’innovazione che non si è mai fermata: oggi la carta di Favini viene realizzata con decine di materiali diversi, dalle bucce di limone agli scarti delle nocciole e il reparto ricerca e sviluppo è al lavoro per trovare continuamente nuovi materiali da “recuperare” e impiegare nei prodotti, ma anche nel packaging dove spesso vengono riutilizzati gli scarti delle stesse aziende a cui la fornitura è destinata. La visita in azienda è stata così occasione per osservare da vicino il processo produttivo, ma anche per dialogare al tempo stesso con il responsabile ricerca e sviluppo, il responsabile risorse umane e il responsabile marketing: l’economia circolare, oltre a essere una scelta che disegna il modello di produzione, coinvolge l’organizzazione delle risorse e permea le strategie di marketing.

La linea di Favini realizzata secondo i principi dell’economia circolare

Anche in Alisea, guidata dalla vulcanica fondatrice Susanna Martucci, la spinta all’innovazione è costante. Spesso, ha raccontato Martucci in occasione della visita proposta da Niuko, i nuovi prodotti nascono da un problema di partenza: le aziende, anche di grandi dimensioni, contattano la pmi vicentina perché si ritrovano con uno scarto da smaltire ed ecco che l’attività di ricerca, la creatività, ma anche la capacità di pensare “out of the box” dello staff di Alisea riesce a ideare un nuovo prodotto che non c’era dando nuova vita ai materiali.

Ricco di stimoli anche il laboratorio interattivo guidato da Nadia Lambiase, founder della startup Mercato Circolare, che lo scorso 26 novembre per un’intera giornata ha accompagnato i partecipanti alla scoperta delle parole chiave, dei principi, delle pratiche e dei modelli di business dell’economia circolare.

Uno dei contenuti presentati durante il laboratorio di Mercato Circolare

Il progetto si è chiuso lo scorso 3 dicembre con un evento in presenza articolato in due distinti momenti: la mattinata è stata guidata da Federico Stefani e Marianna Moser della startup Vaia, mentre il pomeriggio ha visto “in scena” la conferenza-spettacolo “La vita segreta degli oggetti” proposta dall’attore e autore teatrale Carlo Presotto, che ha poi coinvolto i partecipanti in un dialogo attorno ai temi dell’economia circolare.

Il laboratorio con Vaia

Le testimonianze aziendali: da Trevi Benne a Zepa

Fra le aziende che hanno partecipato al progetto anche la Trevi Benne, realtà che conta circa 100 dipendenti con sede a Noventa Vicentina. Per la sua particolare tipologia di attività, l’impresa vicentina tratta circa 20 diversi codici speciali di rifiuto. Il progetto ha coinvolto dipendenti di diverse aree aziendali, dalla produzione al commerciale fino all’amministrazione. Raffaele Ruaro, rspp e responsabile qualità ha preso parte attivamente anche ai momenti interaziendali. «Sono state occasioni preziosissime – racconta – Alisea ad esempio è una realtà molto diversa dalla nostra, per dimensioni e settore produttivo, quasi agli opposti. Eppure dall’entusiasmo coinvolgente di Susanna Martucci ho imparato tanto. Mi porto a casa il suo “perché no?” di fronte alle sfida nuova ogni giorno di dare nuova vita ai materiali più diversi altrimenti destinati alla discarica. Quel “perché no?” è lo stesso atteggiamento che voglio trasferire in azienda per migliorare ogni giorno il nostro lavoro».

Fra i partecipati anche Enrico Rosa e Nicola Olivetto, rispettivamente responsabile R&D e ingegnere di processo di Zepa, realtà di Pianezze (Vicenza) che opera nei settori degli elettrodomestici e della costruzione di stampi ed è posseduta al 100% dal gruppo internazionale Teka. Centro di competenza per la progettazione di prodotti gas per tutto il Gruppo Teka, l’azienda fattura oltre 26 milioni di euro ed occupa circa 110 persone. «Grazie a questo progetto che ha coinvolto i dipendenti di diverse aree – spiega Rosa – con la guida esperta del docente, siamo arrivati a stilare una lista di azioni per stimolare il percorso verso la sostenibilità della nostra azienda individuando poi gli interventi che possono essere messi in campo più velocemente senza la necessità di investimenti e tracciando un percorso per orientare gli interventi futuri. Un lavoro che ci sarà molto utile, così come si sono rivelate preziose le visite aziendali, che si dimostrano sempre ottime occasioni di guardare il mondo in modo diverso e per motivarsi o rimotivarsi». «Dall’incontro con Alisea – conclude il collega Olivetto – mi porto a casa l’invito a pensare fuori dagli schemi. Anche in azienda produciamo scarti che potrebbero trovare nuova vita e mi piacerebbe poter avviare una riflessione in questo senso»