Il protocollo condiviso con le misure anti-contagio, 11 risposte per orientarsi: 4 – I test da somministrare ai lavoratori per scovare il virus

Il protocollo condiviso con le misure anti-contagio, 11 risposte per orientarsi: 4 – I test da somministrare ai lavoratori per scovare il virus

Argomento: Competenze

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Sono sempre più numerosi i laboratori di analisi privati che pubblicizzano l’immediata disponibilità di test per l’individuazione del coronavirus, offrendo la possibilità di effettuare il test. Oggi i test si dividono in tre grandi categorie che si possono classificare così: 

  • Test sierologici: si basano sull’analisi del sangue (test pungidito) e servono a capire se una persona sia venuta o meno in contatto con un agente infettivo, come il coronavirus. Se il risultato è negativo, significa che l’individuo non è probabilmente stato esposto al virus fino al momento del test, ma questo non implica che possa essere contagioso. Un risultato positivo indica invece che è avvenuta una reazione da parte del sistema immunitario, a causa della presenza del virus. Un test sierologico positivo alla IgM indica che il soggetto è entrato in contatto con il virus da poco tempo (ore o giorni). Se il test è positivo sia alla IgM sia alla IgG, significa che probabilmente il contatto è avvenuto diversi giorni o una settimana prima. Un risultato che indica la sola positività alla IgG segnala invece un contatto con il virus più distante nel tempo e oltre la settimana.
     

  • Tampone naso-faringeo (tampone molecolare): viene considerato il test più affidabile per la ricerca dei soggetti positivi. E’ un prelievo di muco e saliva tramite un lungo cotton fioc (tampone), che viene poi analizzato per cercare le tracce genetiche (RNA) del coronavirus. Se l’esito del test è positivo, significa che nel momento in cui la persona era stata sottoposta al tampone aveva un’infezione attiva da coronavirus. Il tampone serve quindi per scoprire l’infezione da coronavirus in un esatto momento, una sorta di fotografia istantanea per vedere se si ha il virus. Per l’elaborazione del tampone naso-faringeo servono colture di laboratorio e quindi tempo: il risultato viene comunicato di solito entro 1-3 giorni dal prelievo.
     

  • Tampone rapido: il tampone cosiddetto rapido rappresenta una via di mezzo rispetto ai due test sopra citati; con il tampone rapido non si cerca, inserendo il cotton-fioc nella narice, la molecola del virus ma alcune sue specifiche proteine, tramite il prelievo e successivamente mediante colorazione con liquido di contrasto. Il risultato arriva entro 15-20 minuti (è detto rapido per questo). E’ un test che tende a fornire diversi “falsi positivi”, per cui i soggetti positivi al test rapido devono essere sottoposti al test molecolare per accertare l’effettiva positività. E’ un ottimo test per effettuare screening veloci a coloro che sono stati a contatto con soggetti positivi per verificare la trasmissione del contagio.
     

Molte aziende si rivolgono ai laboratori per dare ai propri lavoratori la possibilità di verificare se sono contagiati o meno: spesso il test più utilizzato in questi screening è il tampone rapido, perché proposto a costi accettabili e soprattutto perché fornisce risposte immediate nel giro di 15 min....

Non solo: ci sono imprese che hanno scelto di offrire una tutela in più ai lavoratori e prevedono tamponi a tappeto periodici in azienda: è il caso, solo per citare un esempio, della Taka srl.
 

Relativamente all’uso dei test sierologici per i lavoratori, occorre tenere presente che la Regione Veneto, nel capitolo 8 del “Manuale per la riapertura delle attività produttive”, non ne consiglia l’utilizzo. Infatti il manuale recita: “I test sierologici basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG specifici necessitano di ulteriori evidenze sulle proprie performance e utilità operativa e non possono, allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica, sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale dai tamponi naso-faringei secondo i protocolli indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Pertanto, ad oggi l’uso su larga scala di test sierologici a fini diagnostici individuali, nonché, nei contesti occupazionali, per l’espressione del giudizio di idoneità alla mansione, risulta improprio e prematuro”. 
 

Durante la puntata della trasmissione “Che tempo che fa” del 22 novembre, il professor Roberto Burioni ha proposto un’efficace video-sintesi dei vantaggi e degli svantaggi delle diverse tipologie di test. La riproponiamo perché può rappresentare un prezioso ausilio: https://www.youtube.com/watch?v=wqJyDpgz3GE
 

Per informazioni: 
Marco Zanchin
marco.zanchin@niuko.it 

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