Sicurezza, le metodologie per una formazione efficace

Sicurezza, le metodologie per una formazione efficace

Argomento: Competenze

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E’ molto probabile che  ciascuno di noi abbia frequentato, nella sua vita lavorativa, uno o più corsi aziendali dedicati alla sicurezza e alla salute. Molto probabile che  ciascuno di noi abbia talvolta pensato che “la formazione sicurezza è obbligatoria, ma che noia, che barba…”.

Le tematiche trattate dalla formazione sicurezza non sono certo tra quelle che appassionano di più i lavoratori, se poi queste tematiche vengono proposte con metodologie di stampo classico (del tipo lezione frontale con docente seduto in cattedra a illustrare slide piene zeppe di articoli del D.lgs 81) è praticamente certo che l’attenzione dei partecipanti subisca un calo dopo pochi minuti e che gli stessi  lavoratori diventeranno quindi molto “ritrosi” a frequentare altri corsi dello stesso tipo

E’ altrettanto vero che il calo repentino dell’attenzione non è relativo solamente ai corsi in materia di sicurezza; infatti il marketing pubblicitario, proprio per contrastare questa tendenza,  ricorre alla “sovrastimolazione sensoriale” per catturare il più a lungo possibile l’attenzione del consumatore: video, immagini, attività di gruppo  sono sempre più utilizzate nei corsi, sulla scorta della massima di Confucio “Quando ascolto dimentico, quando vedo ricordo, quando faccio comprendo”. E quindi da questi principi occorre partire per effettuare un intervento formativo che possa essere efficace e raggiungere l’obiettivo di minima, cioè quello di non annoiare i partecipanti.

Pur tenendo conto che la formazione sicurezza deve trasferire anche nozioni formali su obblighi e responsabilità, il legislatore ha comunque previsto (Accordo Stato-Regioni 21/12/2011) che le metodologie didattiche privilegino un approccio interattivo che comporta la centralità del lavoratore nel percorso di apprendimento”. Questo per il fatto che tale formazione è rivolta quasi esclusivamente agli adulti, che notoriamente risultano maggiormente coinvolti quando vengono spinti a partecipare attivamente alla lezione, soprattutto se rilevano dalla stessa la possibilità di ottenere vantaggi concretamente attuabili nella attività lavorativa.

Diventa quindi altamente opportuno, per non dire quasi “obbligatorio”,  garantire, da parte del soggetto organizzatore, una formazione sicurezza che:

  1. mantenga alta l’attenzione del lavoratore sul tema scelto, mediante la proposta continua di metodologie didattiche diversificate
  2. consenta la “personalizzazione” del tema, inserendolo nel contesto lavorativo concretamente vissuto dai lavoratori in azienda.
  3. consideri anche le conoscenze pregresse del lavoratore sul tema e le esperienze vissute, utilizzandole come base sulla quale evidenziare eventuali spunti di miglioramento possibile

L’efficacia della formazione sicurezza quindi si potrà ottenere combinando nella giusta misura  i tre fattori sopra descritti. 

 

Le metodologie didattiche attive

 

Elenchiamo di seguito alcune fra le più diffuse metodologie didattiche attive utilizzate nella formazione per gli adulti, indicandone le caratteristiche peculiari, vantaggi e criticità.  Occorre comunque rilevare che non esiste una metodologia più efficace di un’altra in assoluto, anche perché vanno considerate le caratteristiche dei lavoratori ai quali la formazione viene erogata e gli obiettivi che si desidera raggiungere.

  • Formazione/addestramento (detto anche “training on the job” o anche “affiancamento”): è la formazione “sul campo” che spesso di fatto viene utilizzata in larga misura, ma che altrettanto spesso non viene formalizzata in maniera adeguata. E’ una forma di istruzione ordinaria,  quasi interamente dedicata ai lavoratori nella fase di primo inserimento in azienda, di natura essenzialmente pratica. Essendo molto “customizzata” ed effettuata direttamente sul luogo di lavoro, soddisfa sicuramente sia il requisito della personalizzazione che il requisito dell’attenzione continua da parte del lavoratore.  L’efficacia complessiva della metodologia si fonda quindi principalmente sulla capacità del “maestro” di trasferire all’allievo le giuste nozioni per l’utilizzo sicuro di utensili,  attrezzature di lavoro, macchine ecc… Per garantire una discreta efficacia di tale metodologia occorre verificare che i “maestri”, di solito lavoratori anziani e/o preposti, siano in possesso di solide conoscenze per l’approccio in sicurezza alle lavorazioni: se infatti il maestro per primo non attribuisce il giusto peso ai comportamenti sicuri, il risultato della formazione/affiancamento sarà esattamente il contrario di quanto previsto.

 

  • Studio del caso (Case-study): altrimenti detto anche “storytelling” è la descrizione di un’esperienza vissuta sulla quale si chiede ai partecipanti di formulare osservazioni, critiche, proposte di soluzioni varie. Può essere proposto sia  a lavoratori, che a preposti/dirigenti e ASPP/RSPP.  Il racconto spesso riguarda casi di incidenti o infortuni (realmente accaduti) e l’obiettivo è quello di far maturare nei partecipanti consapevolezza e competenza professionale. Se il racconto è supportato da immagini e/o video il requisito dell’attenzione di solito è soddisfatto, ancor più se si trattano case-study di incidenti/infortuni legati alle attività svolte dai partecipanti. Se infine il racconto si riferisce a episodi accaduti nella stessa azienda dei lavoratori interessati anche il requisito della personalizzazione è garantito. Il successo dell’attività e quindi il raggiungimento dell’obiettivo è comunque determinato dalla capacità del docente di coinvolgere nel racconto i partecipanti, di stimolarli nella ricerca delle criticità e delle possibili soluzioni.  (vedi lo studio del caso con le lavagne interattive)

Altre metodologie attive ormai collaudate, che saranno oggetto di trattazione più dettagliata in un articolo successivo, riguardano i giochi di ruolo, le esercitazioni pratiche con tappettini ed oculari, o ancora la caccia al rischio, attività di gruppo in azienda gestita da un docente esperto.

Le metodologie sopra elencate sono solo alcuni esempi di come anche una materia apparentemente un po’ “ostica” e noiosa come la sicurezza può diventare occasione per “imparare divertendosi”.  Non solo: oltre ad essere più efficace, la formazione basata su metodologie attive contribuisce a rafforzare il senso di appartenenza dei lavoratori  e talvolta è anche un’occasione di team building. Un’altra strada per aumentare il coinvolgimento – e quindi l’efficacia – è quella di lavorare sulla formazione di formatori interni, individuando delle figure di lavoratori che, al termine di un percorso dedicato, vengono poi  chiamati a trasferire le conoscenze ai loro colleghi.  Un modello in cui crediamo e su cui stiamo investendo da anni…

 

di Marco Zanchin, responsabile area HSE Niuko Innovation & Knowledge

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