Prospettiva generazionale, come applicarla in azienda?

Prospettiva generazionale, come applicarla in azienda?

Argomento: Eventi

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“Se in un contesto lavorativo devo rapportarmi con un x Generation, ovvero una persona nata tra il 1965 e il 1979 meglio usare l’e-mail, se ho a che fare con un Millennial, il canale più diretto può essere WhatsApp, un boomers in genere preferisce uno scambio alla macchinetta del caffé…”. Così Mattia Rossi, executive coach di Generation Mover, società che per prima in Italia ha iniziato a occuparsi in modo sistematico di age management, in occasione del workshop Al lavoro con il futuro: 6+1 generazioni in azienda, promosso da Niuko Innovation & Knowledge.

 

Rossi e Isabella Pierantoni, founder & executive coach di Generation Mover, hanno stimolato la riflessione su come le differenze generazionali, se valorizzate, possano rappresentare una grande risorsa per l’impresa. Tenere conto della prospettiva generazionale significa infatti acquisire la consapevolezza che ogni generazione vede il mondo da una prospettiva diversa, frutto del contesto sociale e culturale in cui si è formata. A prospettive diverse corrispondono anche stili e linguaggi comunicativi differenti. Se ogni generalizzazione è rischiosa, di queste differenze – è il messaggio lanciato dai due coach – bisogna inevitabilmente tenere conto se non si vuole incorrere in fraintendimenti e incomprensioni che rischiano di “minare” il clima aziendale.

 

Sette le generazioni “fotografate” da Pierantoni e Rossi: i Founders nati entro il 1924, fra cui si contano ancora alcuni imprenditori attivi, i Builders (1925-1945), i Baby boomers (1946-1964), gli X generation (1965-1979), i Millennials (1980-1994), gli Z Gen (1995-2010), gli Alpha Gen. Se per i builders le parole chiave sono lealtà e “fedeltà” al datore di lavoro, i boomers sono cresciuti negli anni del grande sviluppo e con il mito del self-made-man, in azienda “in genere vanno d’accordo con i millennials, perché mostrano voglia di apprendere”. Gli X gen hanno invece un approccio più scettico e disincantato, i millennials sono la prima generazione che “non identifica vita e lavoro, che non assolutizza il significato del fallimento e al tempo stesso lavora di più se crede davvero in un progetto”. In azienda spesso sono descritti come “risolutori di problemi concreti”. Anche la Z Gen, che non ha mai conosciuto il mondo senza Internet, si sta affacciando al mondo del lavoro: già 80mila gli “attivi” nel nostro Paese.

 

I ritratti generazionali offerti da Generation Mover, accompagnati da esempi concreti, hanno offerto l’occasione per interrogarsi su come, anche nel contesto aziendale, i riferimenti culturali di ogni generazione possano essere una chiave utile per interpretare e leggere i diversi approcci e i diversi comportamenti.

 

Il workshop ha rappresentato il modello conclusivo del progetto “E-soft4Innovation: promuovere il cambiamento nell’impresa futura”, finanziato dal Fondo Sociale Europeo e dalla Regione Veneto.

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