Niuko al Bergamo Città Impresa

Niuko al Bergamo Città Impresa

Argomento: Eventi

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“Imprese champions, cosa serve per continuare a crescere” il tema al centro dell’incontro che lo scorso 27 ottobre, al Festival Bergamo Città Impresa, ha visto come protagonisti Marina Pezzoli, amministratore delegato di Niuko, Valter Brasso, Presidente di Teoresi spa di Torino, società torinese che propone servizi di progettazione di ingegneria e Sergio Modina, Presidente della Filtrec.

Proponiamo qui di seguito una sintesi delle riflessioni proposte da Marina Pezzoli, focalizzate sul valore della formazione come elemento strategico per la crescita delle imprese.

Come le Imprese champion fotografate dal rapporto Italy Post – che indaga le aziende che sono riuscite a crescere nonostante la crisi – anche Niuko, che con oltre 23mila ore di formazione erogata ogni anno rappresenta il più grande polo di formazione confindustriale italiano, ha registrato un dato con il segno più proprio negli anni più difficili della crisi: se il valore della produzione complessivo delle due società che si sono aggregate per dar vita a Niuko (Forema e Risorse in Crescita) nel 2007 si attestava sui 6,7 milioni di euro, negli ultimi anni i valori sono raddoppiati.

Dal nostro osservatorio sulle oltre 2000 aziende cui eroghiamo attività formativa abbiamo rilevato un fenomeno su cui poco si è detto e si è scritto e su cui vale la pena di soffermarsi perché può offrire uno spunto di riflessione prezioso per il futuro: molte delle imprese che oggi dimostrano di saper stare al passo con le sfide sempre più complesse del mercato sono imprese che, forti anche di una certa solidità finanziaria, hanno sfruttato i mesi o gli anni in cui hanno fatto i conti con un calo degli ordinativi impegnando i dipendenti in attività formative strutturate e “strutturali” anziché aprire procedure di cig o mobilità.

Proprio come in alcuni casi il lavoratore che si ritrova senza un impiego coglie l’occasione dello stop forzato per riqualificarsi e poi rientrare nel mercato con skill più spendibili, così queste aziende hanno saputo far tesoro anche della crisi. Una “buona prassi” nata da una situazione contingente (il “problema” di investire il tempo di personale altrimenti inattivo) che poi si è trasformata in una pratica consolidata, mantenuta negli anni successivi. Per le realtà che invece hanno perso di vista questo approccio sistematico alla formazione e sono tornate a proporre qualche corso a spot per la preoccupazione di non distogliere le risorse dalla produzione, per il rischio di tornare “ad arrancare” in un mercato dove ce la fa chi si dimostra capace di gestire la complessità è reale”.

 

UNA CONSAPEVOLEZZA DIFFUSA

Le buone prassi maturate negli anni della crisi hanno contribuito a far maturare una consapevolezza diffusa: la stretta correlazione fra investimento in formazione e incremento del fatturato è ormai un dato assodato, documentato da numerose ricerche. Solo per citare un esempio, uno studio realizzato nel 2016 ha analizzato 967 imprese che nell’ultimo anno avevano investito in capitale umano mediante i corsi professionali messi in campo con gli strumenti Fondimpresa e ha rilevato un incremento medio del fatturato del 2,5%

Una consapevolezza testimoniata anche dal fatto che i contratti nazionali – vedi il caso del CCNL metalmeccanici – iniziano a prevederla anche come obbligo, per tutti i contrattualizzati e non solo per i profili più alti: al giorno d’oggi sempre più spesso anche un operaio deve saper leggere una curva di dati, deve partecipare a riunioni di team, è chiamato a dare il proprio contributo per il miglioramento continuo: ecco che la formazione non può essere solo limitata a “insegnare a manovrare un tornio” ma deve essere sfruttata come una “risorsa” da adattare alle esigenze delle singole aziende. Uno dei nodi irrisolti, per quanto riguarda la formazione prevista dal CCNL metalmeccanici, riguarda la tracciabilità: un tema rispetto a cui molte aziende non sono ancora attrezzate. Tracciare la formazione significa anche poterne misurare i ritorni, e avere la possibilità di “ricalibrare” le proposte in modo da adattarle alle esigenze specifiche della singola azienda. Una questione che riguarda in particolare la formazione “on the job”, tema che rappresenta una delle grandi sfide del futuro nel nostro settore.

 

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