Iperconnessi e improduttivi? Una riflessione e alcune piste di soluzione

Iperconnessi e improduttivi? Una riflessione e alcune piste di soluzione

Argomento: Eventi

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In un articolo pubblicato sul settimanale online Monitor Marco Fasoli, ricercatore dell’Università Bicocca di Milano, ci anticipa le sue riflessioni in vista dell’evento promosso da Niuko dedicato al Benessere digitale in programma mercoledì 13 novembre a Vicenza per Maps for Future (17.30-19, presso la Fondazione Zoé, corso Palladio, 36, ingresso gratuito iscrizione online obbligatoria su https://mapsforfuture.it/eventi/disconnessi-dallo-stress-il-benessere-digitale-che-fa-crescere-la-produttivita-2/ ).

 

Ricercatore dell’università Bicocca di Milano, Fasoli ha fondato nel 2013 il progetto Digitale Responsabile, dedicato alla diffusione di un uso consapevole delle nuove tecnologie. Numerose le iniziative attivate in questi anni, dagli incontri culturali in tutta Italia ai percorsi nelle scuole.

Se le opportunità aperte dalla rivoluzione digitale sono indubbie, anche all’interno dell’azienda – come emerge da tutte le ricerche che hanno indagato il fenomeno - non vanno sottovalutati i rischi legati a un utilizzo pervasivo dei mezzi digitali. “Un primo problema che finisce con l’incidere anche sul clima aziendale e sulla produttività è rappresentato dalla possibile rottura dei confini tradizionali fra vita lavorativa e vita privata – spiega Fasoli – perché le tecnologie oggi ci rendono potenzialmente disponibili 24 ore su 24, ma vanno considerati anche altri elementi. Una recente ricerca ha messo a confronto due gruppi di manager con diverse abitudini e stili di utilizzo dell’e-mail: da una parte chi per gestire il sovraccarico di informazioni è sempre connesso alla webmail, dall’altra chi si autodisciplina, ritagliandosi ad esempio un numero limitato di finestre giornaliere per rispondere alle email in arrivo. Nel primo caso le continue interruzioni del flusso di lavoro per leggere i messaggi in arrivo portano a un’estrema frammentazione dell’attività di lavoro, con una dispersione di tempo e con conseguenze sia sul benessere della persona sia sulla produttività”.

 

Per aiutarsi in questa attività autodisciplina, che l’azienda può anche incoraggiare, esistono, spiega Fasoli, anche strumenti semplici ma efficaci come l’app Forest, che attraverso la gamification invita i dipendenti a sfidare sé stessi nell’astenersi dal controllare lo Smartphone per un periodo di tempo prefissato, necessario al completamento di una mansione. Altro strumento è Rescue Time, un’app con cui il lavoratore decide di “sorvegliare sé stesso” e di autovalutarsi, ottenendo un rapporto quotidiano sul tempo “digitale” speso con app o strumenti destinati alla produttività o del tempo investito su strumenti classificati come “perdita di tempo”. Insomma, proprio come la cura del benessere fisico chiede esercizio e una buona dose di autodisciplina – dalle scelte alimentari alla fatica imposta dalla pratica sportiva – così anche il raggiungimento del benessere digitale necessita di regole precise.

 

Ma per migliorare la qualità dell’utilizzo dei mezzi digitali, secondo il ricercatore è necessario lavorare per attenuare quell’aspettativa sociale ormai diffusa che “porta a interpretare una mancanza di risposta in tempo reale a un messaggio, anche non urgente, come a un segnale di disinteresse”. Ecco che possono essere adottati stratagemmi a cura del singolo – come il messaggino “out of office” se per un giorno si è impegnati a un evento esterno o la sostituzione in alcuni casi della mail con la comunicazione verbale – ma un ruolo importante è anche rivestito dallo stile manageriale.

 

Anche in quest’ambito proprio la formazione può giocare un ruolo decisivo nel costruire una nuova cultura aziendale.

 

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Marco Fasoli, Research fellow presso Università degli Studi di Milano-Bicocca, Fondatore del progetto Benessere Digitale.

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