Internet e internazionalizzazione: così il cliente guida il cambiamento della Supply chain

Internet e internazionalizzazione: così il cliente guida il cambiamento della Supply chain

Argomento: Competenze

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È il cliente a guidare la rivoluzione della Supply chain in azienda. Sempre più attento ai particolari che rendono personalizzabile il prodotto, dotato di una possibilità di scelta quasi infinita, per il quale la qualità non è più un order winner ma un order qualifier, in una parola: esigente. Il tema della catena di fornitura e distribuzione è diventato di grande attualità negli ultimi anni per le aziende. Se la rivoluzione Industry 4.0 investe in primo luogo la produzione, il Supply chain management mette in discussione l’organizzazione tutta.

«Nei territori del NordEst si sono storicamente affermate aziende a vocazione familiare, in cui una grande qualità del prodotto e una sua, anche estrema, personalizzazione garantivano una sorta di unicità sul mercato – spiega Bruno Stefanutti, consulente di Consept specializzato sui temi della supply chain –. Con la globalizzazione e la diffusione di internet la concorrenza si è allargata molto velocemente su scala internazionale. I nostri imprenditori si sono trovati in difficoltà, concentrati come erano “sul prodotto” e non sui processi, ovvero su una maggiore integrazione con i fornitori, sul rapporto con i clienti, sulla pianificazione delle vendite, sulle opportunità offerte dalla tecnologia per ottimizzare sia i flussi delle informazioni che dei materiali, attività sempre più importanti nel nuovo contesto di mercato. In un contesto di “unicità”, l’indiscutibile superiore capacità “del fare” caratterizzante le nostre aziende sopperiva alle carenze organizzative e tecnologiche che ora sono, viceversa, del tutto evidenti».

Lavorare sulla Supply chain significa integrare diversi attori. «Sono tre le ragioni fondamentali di questo cambio di paradigma – prosegue Stefanutti –. Il primo è l’internazionalizzazione dei mercati che ha ampliato lo spazio della concorrenza. Il secondo è internet, mezzo di comunicazione e di vendita che ha alterato il concetto di tempo di consegna abbattendo il middle man ed introducendo il concetto di esperienza nell’acquisto da parte del consumatore, ove interfacce accattivanti che permettono la “configurazione” del prodotto, la gestione della mobilità, il pagamento on line divengono strumenti indispensabili per favorire ed accelerare la scelta. Il terzo è la tecnologia, non tanto fine a se stessa quanto integrata nei processi organizzativi e, anzi, del tutto coneguente ad una precisa e meticolosa analisi organizzativa e dei processi che deve stabilire come utilizzarla e configurarla al meglio per non divenirne ostaggio».

Il consiglio per le imprese? «È uno solo: investire, prima che in tecnologia, in cultura e formazione – afferma il consulente –. In Italia siamo ancora indietro rispetto agli altri Paesi europei. I processi d’impresa non si inventano: esistono standard e buone pratiche organizzative che vale la pena di conoscere in quanto ampiamente utilizzate dalle aziende di successo, con vantaggi oramai documentati e disponibili a tutti. Inoltre, la concreta misura dei processi e la valutazione delle perfomance con il framework APICS SCOR è divenuta attività consolidata. I vantaggi si toccano con mano, anche nei rapporti sempre più frequenti con partner esteri. Basarsi su standard e best practice comuni vuol dire parlare una lingua comune e capirsi più facilmente».

L’ingegner Bruno Stefanutti è, in qualità di APICS CPIM Master Instructor, docente del corso Basics of Supply Chain Management, un percorso formativo accreditato da APICS, la più importante e prestigiosa associazione internazionale nel campo dell’Operations Management. Il corso comincia il 7 novembre 2017. Info e iscrizioni a questo link.

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