Imparare il teamworking dal cinema: parla il regista Antonello Belluco

Imparare il teamworking dal cinema: parla il regista Antonello Belluco

Argomento: Eventi

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Il mondo del cinema incontra l’universo delle professioni. Può sembrare paradossale, ma quella cinematografica è un’industria che ha rinunciato al sogno del posto fisso. Ogni film è un lavoro nuovo, che si avvale di risorse diverse e implica necessità differenti. Prevede pianificazione, spese, regole. Anche il gruppo di lavoro cambia, per questo saper lavorare insieme è imprescindibile per raggiungere con successo gli obiettivi ma anche per creare un clima positivo, in cui il confronto e la relazione trasformano le diversità in un punto di forza. Il regista Antonello Belluco è il protagonista di un incontro promosso da Niuko sul tema del teamworking, in cui racconterà come, da una professione avviata per gioco, sia nata la società che ora lo porta a produrre film. L’appuntamento è giovedì 16 febbraio 2017 alle ore 18 presso il Cubo Rosso, viale dell'Industria, 62 Padova.

Antonello Belluco

Antonello Belluco

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«Anche il cinema è un’industria, e opera con le medesime strutture – spiega Belluco –. Per questo è importante capirne le metodologie per inserirsi nel mercato, sia pure con un’attività sui generis». Il regista afferma che ogni film, ogni spettacolo è una struttura che si deve rinnovare con personaggi nuovi. Non ci sono dipendenti fissi, ma una continua alternanza di lavoro con persone e conoscenze nuove. Non c’è staticità. E parlando di affinità con il mondo dell’impresa, racconta: «Il regista è l’amministratore che gestisce il capitale. Deve dicotomizzare il lavoro, che è ogni volta diverso. Nella mia attività sono anche il produttore, per cui devo trovare un buon equilibrio per spendere il minimo e avere il giusto».

Tuttavia non ama definirsi un leader: «Mi piace essere operaio tra operai, per una forma di cameratismo che mi fa restare a dare una mano ai tecnici dopo aver girato». Ciò che spinge a intraprendere un’attività come la sua è il desiderio di non avere stabilità. «Con un posto fisso si sa sempre dove ci si appoggia, nonostante il rischio d’impresa. Ma nella mia attività il rischio d’impresa c’è tutti i giorni. E questa è una bella sfida. Ogni volta è una storia diversa».

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