Il protocollo condiviso con le misure anti-contagio, 11 risposte per orientarsi: 6 – Il lavoro a distanza

Il protocollo condiviso con le misure anti-contagio, 11 risposte per orientarsi: 6 – Il lavoro a distanza

Argomento: Competenze

Contents: 

Custom text

Il recente  DPCM 26 aprile 2020 in merito alla problematica della presenza nei luoghi di lavoro, cita testualmente (art 1, comma ii) " in ordine alle attività professionali sia attuato il massimo utilizzo di  modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o a distanza".

 

Lo stesso principio è riportato anche nell'ultimo aggiornamento del Protocollo anticontagio (ora allegato 6 del DPCM 26 aprile 2020), che addirittura ne prevede l'utilizzo anche nella fase di ripartenza (punto 8 dell'Allegato 6):   " Il lavoro a distanza continua ad essere favorito anche nella fase di progressiva riattivazione del lavoro in quanto utile e modulabile strumento di prevenzione, ferma la necessità che il datore di lavoro garantisca adeguate condizioni di supporto al lavoratore e alla sua attività (assistenza nell’uso delle apparecchiature, modulazione dei tempi di lavoro e delle pause)."

 

Infine, nel  “manuale per la riapertura delle attività produttive” della Regione Veneto si ribadisce la raccomandazione del Protocollo, proponendone l’utilizzo soprattutto per le attività amministrative e d’ufficio che possono essere svolte presso il proprio domicilio o a distanza.

 

Dal punto di vista della salute e sicurezza, mantenere operativo il lavoratore il più possibile a casa propria è quindi  la migliore azione di prevenzione possibile, perchè limita al massimo le possibili occasioni di contagio.

 

Risulta indubbio quindi che l’azienda dovrebbe valutare con attenzione, soprattutto per le mansioni di natura amministrativa, nuove modalità operative che consentano a tutti gli addetti o almeno ad una gran parte degli stessi la possibilità di effettuare in tutto o in parte il loro lavoro da casa. Questo per il semplice motivo che il lavoratore a casa riduce le possibilità di venir contagiato dal virus.

 

Per altro verso, richiedere al lavoratore la sua presenza in ufficio, esponendolo potenzialmente sia nel luogo di lavoro ma soprattutto  durante il tragitto (magari con mezzo pubblico) ad occasioni di contagio, appare alquanto pericoloso. Questo nel momento in cui, in un contenzioso,  il lavoratore fosse in grado di provare che la sua attività sarebbe stata agevolmente effettuabile anche da casa o se l’azienda stessa per altri lavoratori simili avesse concesso la pratica del lavoro agile.

 

Per informazioni   

Marco Zanchin      

marco.zanchin@niuko.it

Contattaci
per capire come possiamo aiutare te o il tuo team