Il protocollo condiviso con le misure anti-contagio, 11 risposte per orientarsi: 4 – I test sierologici per i lavoratori

Il protocollo condiviso con le misure anti-contagio, 11 risposte per orientarsi: 4 – I test sierologici per i lavoratori

Argomento: Competenze

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Sono sempre più numerosi i laboratori di analisi privati che pubblicizzano l’immediata disponibilità di test rapidi per il coronavirus offrendo la possibilità di effettuare il test.

Cosa sono questi test sierologici rapidi ? Che differenza c’è tra tampone e test rapido? Quali potrebbero essere le conseguenze di un loro largo utilizzo per i lavoratori ?

 

I test sierologici indicano se una persona sia venuta o meno in contatto con un agente infettivo, come il coronavirus. Se il risultato è negativo, significa che l’individuo non è probabilmente stato esposto al virus fino al momento del test, ma questo non implica che possa essere contagioso. Un risultato positivo indica invece che è avvenuta una reazione da parte del sistema immunitario, a causa della presenza del virus.

 

Un test positivo alla IgM indica che il soggetto è entrato in contatto con il virus da poco tempo (ore o giorni). Se il test è positivo sia alla IgM sia alla IgG, significa che probabilmente il contatto è avvenuto diversi giorni o una settimana prima. Un risultato che indica la sola positività alla IgG segnala invece un contatto con il virus più distante nel tempo e oltre la settimana.

Il Tampone naso-faringeo è invece un prelievo di muco e saliva tramite un lungo cotton fioc (tampone), che viene poi analizzato per cercare le tracce genetiche del coronavirus. Se l’esito del test è positivo, significa che nel momento in cui la persona era stata sottoposta al tampone aveva un’infezione attiva da coronavirus.

 

Il tampone serve quindi per scoprire l’infezione da coronavirus in un esatto momento, una sorta di fotografia istantanea per vedere se si ha il virus. Il test sierologico serve invece a capire se la persona interessata abbia avuto il coronavirus e sia poi riuscita a superare l’infezione, con il suo sistema immunitario che ha mantenuto la memoria della minaccia, in modo da saperla affrontare più prontamente qualora si ripresentasse.

 

L’esito di un test sierologico può essere ottenuto entro un paio d’ore, circa un quarto del tempo necessario per analizzare un tampone. Inoltre, il processo di analisi per i sierologici è totalmente automatizzato e può essere svolto in parallelo su un maggior numero di campioni. La versione con tester (le scatolette) consente di avere esiti in poche decine di minuti, ma ci sono maggiori dubbi sulla sua affidabilità.

 

Relativamente all’uso dei test sierologici per i lavoratori, occorre tenere ben presente che la Regione Veneto, nel capitolo 8 del “Manuale per la riapertura delle attività produttive”, non ne consiglia l’utilizzo. Infatti il manuale recita:  “I test sierologici basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG specifici necessitano di ulteriori evidenze sulle proprie performance e utilità operativa e non possono, allo stato attuale dell’evoluzione tecnologica, sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale dai tamponi naso-faringei secondo i protocolli indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Pertanto, ad oggi l’uso su larga scala di test sierologici a fini diagnostici individuali, nonché, nei contesti occupazionali, per l’espressione del giudizio di idoneità alla mansione, risulta improprio e prematuro.

 

 

Per informazioni  

Marco Zanchin     

marco.zanchin@niuko.it

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