Il lavoro del futuro è già qui

Il lavoro del futuro è già qui

Argomento: Competenze

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Come sarà il lavoro del futuro? Una domanda destinata a rimanere aperta, se si considera che secondo il World Economic Forum il 65% dei bambini che oggi frequentano la scuola primaria faranno una professione che ancora non esiste.  Ma anche in assenza di risposte definite, nessun imprenditore può esimersi dal porsi questa questione, perché le aziende che non si interrogano sulle competenze del futuro sono destinate a “restare indietro” sul terreno della competitività.

Ecco che nella tappa di dicembre di Maps for Future  - in programma venerdì 6 presso la Polidoro spa di Schio (ingresso gratuito , registrazione online obbligatoria su https://mapsforfuture.it/eventi/competenze-futuro-nuove-bussole-territori-inesplorati/) Silvia Zanella, head of employer branding  e hr communication di EY e Laura Dalla Vecchia, Presidente di Polidoro spa, accompagneranno la riflessione su un tema oggi più che mai strategico.

“Credo che il futuro del lavoro sia già qui – spiega Zanella, autrice di numerose pubblicazioni su questo tema - sono già fra noi nuovi lavori, nuovi modi di lavorare, nuovi lavoratori.  Non ho una sfera di cristallo per capire quello che succederà. Al contrario, cerco di osservare quello che sta già accadendo e provo a farmi delle domande. A seconda della fonte presa in considerazione, c’è una percentuale variabile di professioni che si dice non esisteranno più. Eppure, non serve ricorrere al tempo indicativo futuro per rendersi conto che molti lavori sono già scomparsi, sono cambiate le mansioni e le modalità di portare avanti le attività, sono nate nuove professionalità”.  Ecco che è fondamentale chiedersi “come riconoscere le nuove competenze necessarie?, che ruolo hanno le scuole e le famiglie?, quali le responsabilità di chi si occupa di orientamento?”

NUOVE COMPETENZE E NUOVI MODI DI LAVORARE

Se cambiano le competenze, cambiano anche i modi di lavorare:Smart working, remote working, mobilità nazionale e internazionale, insieme alla globalizzazione, hanno completamente ridisegnato i confini delle proprie aspirazioni professionali e delle proprie attività. Come si lavora a distanza? Come si concilia vita privata e vita professionale se siamo always on? Come si gestiscono i team da remoto? Quali significato assume adesso fare un’esperienza di studio o di lavoro all’estero? Quali sono i mercati di cui tenere conto? Quali skill servono per tutta questa diversity? Queste alcune delle domande che è necessario tenere presente quando si ragiona di futuro del lavoro”.

UN NUOVO CONTRATTO SOCIALE

C’è poi una terza dimensione che non va dimenticata: “Si moltiplicano – spiega Zanella - forme di lavoro flessibile: con la GIG economy aumentano freelance, contractor, partite IVA. Quasi sempre, senza tutele o paracaduti. C’è chi dice che il lavoro dipendente non esisterà più. Se è così, quale nuovo contratto sociale va messo in piedi?”

IL FATTORE DEMOGRAFICO

“Infine - continua Zanella - un fattore demografico da non sottovalutare. Secondo le ultime proiezioni, i nostri figli sono destinati a vivere almeno 100 anni. A nostra volta, abbiamo un’aspettativa di oltre 80 anni. Questo significa che i ventenni si troveranno fianco a fianco con i loro nonni in ufficio. Quali leve utilizzare per questa forza lavoro multigenerazionale? Come organizzare i carichi e soprattutto i percorsi di crescita? Chi fa da mentor a chi?”

Ecco che “Cosa vuoi fare da grande? – aggiunge l’esperta -  appare una domanda sempre più fuori luogo, se pensiamo alla vita come a un’esperienza necessariamente su più livelli. Penso abbia poco senso anche ragionare in termini di “successo” di carriera: come si può etichettare così un percorso professionale che dura decadi? Domande aperte, spunti di riflessione per ragionare sul presente del lavoro, perché non sarà continuando a usare chiavi di lettura del passato che riusciremo a risolvere le contraddizioni di oggi”.

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