Giovane, donna, manager in produzione: la sfida della leadership femminile

Giovane, donna, manager in produzione: la sfida della leadership femminile

Argomento: Competenze

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Quella di A. è una storia (purtroppo) fuori dal comune: nel nostro Paese, che fa i conti con un gender gap ancora molto marcato nei luoghi di lavoro, la biografia professionale di un’ingegnera che a 26 anni è diventata responsabile produzione dello stabilimento vicentino di una multinazionale è una vicenda che “fa notizia”.

A. era fra le partecipanti del laboratorio interaziendale dedicato alle biografie professionali affidato a Sabrina Fantini, facilitatrice di relazioni collaborative, consulente e coach: un intervento previsto dal progetto L2 “Il valore della diversità di genere in azienda per ecosistemi lavorativi Smart” di Risorse in Crescita, società di Niuko, finanziato attraverso i fondi POR FESR 2014/2020 (DGR 526 del 28/04/2020 Il Veneto delle donne – strumenti per la valorizzazione dei percorsi professionali e per la partecipazione al mercato del lavoro).

Attraverso la metodologia del social telling, le partecipanti hanno messo in comune episodi della loro vita lavorativa. Un’occasione per far emergere le qualità del femminile e il valore che queste caratteristiche – spesso considerate “ai margini” nei contesti aziendali - possono apportare alla dimensione lavorativa.

DALLA MULTINAZIONALE ALL’AZIENDA DI FAMIGLIA

Un’esperienza che ha rappresentato per A. l’occasione per rileggere in modo nuovo alcuni passaggi della sua biografia professionale: «Dopo la laurea in ingegneria gestionale e una breve esperienza in un’altra azienda del territorio, nel 2006 sono entrata come planner in una multinazionale. Mi sono trovata in un ambiente molto stimolante, che valorizzava il merito e i percorsi di crescita: a 26 anni sono diventata responsabile di produzione, un ruolo che prevedeva il coordinamento di un centinaio di persone, per lo più uomini. Devo dire che non ho mai vissuto questa situazione come problematica. il miglior modo per stroncare sul nascere qualsiasi pregiudizio era dimostrare tutta la mia competenza».

Una sfida non di poco conto, se è vero, per riprendere la massima della politica canadese Charlotte Elizabeth Whitton spesso «le donne devono fare qualunque cosa due volte meglio degli uomini per essere giudicate brave la metà»:

Ad A. non mancano curiosità e gusto della sfida così dopo «10 anni bellissimi nella multinazionale, dove pure sentivo valorizzato il mio lavoro, ho deciso di rimettermi in gioco in un contesto nuovo». Diventa quindi il braccio destro della direttrice di stabilimento di un’azienda del fashion: «Un’esperienza intensa di due anni che mi ha dato molto, ma che aveva reso il lavoro una dimensioni totalizzante, lasciando pochissimo spazio per le relazioni»

Ora A. è supply chain e hr manager nell’azienda fondata dal marito nel 2005. «All’inizio avevo qualche remora, temevo fosse difficile tenere insieme le dinamiche familiari e quelle lavorative, ma oggi devo dire che sono contenta di questa scelta».

ASCOLTO ED EMPATIA? NON VANNO RELEGATE SOLO NELLA SFERA PERSONALE

Anche nella nuova azienda  si trova a lavorare in un ambiente – e in un settore – dove le donne sono un’esigua minoranza eppure nel suo stile di leadership A. ha scelto di coltivare le caratteristiche del femminile (dimensioni che possono essere espresse anche dagli uomini e non sono esclusive qualità di genere, seppure per questioni anche culturali sono coltivate ed espresse con più forza dalle donne).

Fra queste l’empatia e la capacità di ascolto: in occasione del laboratorio interaziendale A. ha raccontato un episodio che ha rappresentato per lei una tappa importante in questa direzione. «Quando lavoravo per la multinazionale un giorno mi è stato comunicato che, per esigenze organizzative, la mia postazione di lavoro sarebbe cambiata: sarei passata da un’open space in cui respiravo un clima di collaborazione e di amicizia a un ufficio condiviso con una persona che era considerata da tutti “un orso”, non godeva di stima fra i colleghi. Le prime settimane non sono state facili, ma poi con il tempo, cercando di mettere in atto la capacità di ascolto ho iniziato a scoprire una persona completamente diversa rispetto all’immagine stereotipata che avevo costruito nella mia mente: oggi posso dire che da quel collega molto più “anziano” di me ho imparato molto, abbiamo mantenuto una relazione positiva anche quando poi sono diventata la sua responsabile – cosa non scontata.-  e siamo ancora in contatto…Un passaggio che mi ha aiutato anche in altre situazioni future a ricordarmi di non fermarmi alle apparenze. Anche se dinamiche di questo tipo sono spesso sottovalutate e considerate non degne di “un racconto” io credo invece siano estremamente importanti: se non avessi ricercato la relazione con quel collega e fossi rimasta ferma sulle mie posizioni non avremmo ottenuto gli stessi risultati per l’azienda che abbiamo conseguito grazie al clima di amicizia che abbiamo saputo costruire….»

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