Gestione delle emozioni, ora in azienda non è più un tabù

Gestione delle emozioni, ora in azienda non è più un tabù

Argomento: Eventi

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«In questo anno e mezzo sono cambiati i paradigmi codificati che regolavano la produzione e il lavoro. Il modello pre-pandemia voleva che non si portassero in azienda i problemi familiari e viceversa: una dicotomia illusoria, impossibile da mantenere. Il lavoro da casa ha aperto le porte a una visione nuova olistico-professionale: non c’è più un lavoratore che vive in azienda, ma una persona da considerare in tutti i suoi aspetti». Così Fabio Fassone, consulente Niuko, Docente e formatore CEB – Cultivating Emotional Balance, fra i relatori dell’evento di Maps for Future dedicato al Well being in programma martedì 25 maggio.

«A fronte delle condizioni ambientali stravolte con cui ci siamo trovati a fare i conti – continua Fassone - sono cresciuti i livelli di ansia e stress e di conseguenza i disagi psicosomatici: una situazione che ha indotto anche nelle aziende un’esigenza culturale nuova. Se la società del lavoro è in genere basata solo sull’intelligenza matematico-cognitiva, ci si è resi conto che la gestione emotiva in un ambiente interdipendente come un’azienda ha una ricaduta importante anche sulla produzione».

La necessità di coltivare l’intelligenza emotiva e la gestione delle emozioni è legata a doppio filo all’accelerazione impressa dalla rivoluzione tecnologica: «Senza un allenamento in questo senso, con percorsi dedicati in azienda che aiutino a prendere consapevolezza delle emozioni per gestirle evitando i comportamenti distruttivi, rischiamo di trovarci nella condizione di chi è alla guida di una Ferrari ma non sa usare le marce. La nostra mente non è strutturata per gestire e, specialmente, vivere nella velocizzazione del tempo, condizione nuova che stiamo sperimentando negli ultimi anni. In questo senso la mente va allenata, riportata nel momento presente, perché il rischio di situazioni di ansia, stress e calo attenzionale sono dietro l’angolo»

A conferma del fatto che su questi temi sta crescendo una nuova consapevolezza anche l’evidenza che «la frequenza a percorsi legati alla sfera delle emozioni, è considerata dai recruiter, specie per le posizioni manageriali ma non solo, un plus».

Qualche resistenza non manca, ma in genere viene presto superata: «Dedicare alcune ore di lavoro all'equilibrio emotivo attraverso un vero e proprio programma di addestramento mentale e mindfulness in azienda – conclude il consulente - può essere considerato una perdita di tempo, soprattutto quando ci si trova davanti a tante urgenze a cui far fronte. Eppure chi sperimenta questi percorsi restituisce quasi sempre come feedback, oltre alla soddisfazione personale per l’esperienza, un riscontro molto positivo sull’utilità e la spendibilità degli strumenti acquisiti per la propria attività lavorativa».

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