Formazione esperienziale, un viaggio lungo 10 anni

Formazione esperienziale, un viaggio lungo 10 anni

Argomento: Eventi

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10 anni: il lancio l’edizione del decennale dell’Experiential Training Bar Camp, in programma venerdì 17 e sabato 18 maggio a Cernusco sul Naviglio (Milano), è occasione per ripercorrere l’evoluzione della proposta di formazione esperienziale “made in Niuko” dal 2009 ad oggi.

 

Lo facciamo con Luigi Mengato, ideatore e fondatore dell’Experiential Training BarCamp nonchè formatore Niuko che ci ha accompagnato in questo straordinario viaggio.

 

“Nei primi anni – spiega - l’attenzione era rivolta a ciò che è più facile e al contempo più visibile, ovvero alla parte relativa all’esperienza: si è lavorato per proporre esperienze attraenti, dal rafting all’orienteering fino alle small techniques e ai giochi d’aula. Poi è cresciuta passo passo la consapevolezza del fatto che la formazione esperienziale è un processo: senza i processi di riflessione che precedono e seguono la fase di esperienza, rischia di rivelarsi inefficace o restare soltanto un momento ludico. Oggi è proprio questo aspetto – la cura e l’attenzione riservata alla riflessione induttiva sull’esperienza e deduttiva verso la realtà – a distinguerci da tante proposte incentive disponibili sul mercato. Un buon percorso di formazione esperienziale chiede quindi un tempo lungo, non meno di 6 giornate”.

 

“Spesso – continua Luigi Mengato- chi vive questo tipo di percorsi per la prima volta si approccia alle proposte con scetticismo, ne mette in dubbio l’utilità: è una reazione del tutto comprensibile, anche perché veniamo da un’esperienza scolastica centrata quasi al 100% sul trasferimento concettuale, che nella formazione esperienziale è invece solo una delle quattro fasi. Poi, una volta compreso che l’esperienza è solo uno strumento in funzione dell’apprendimento, si inizia a guardare con sempre maggior interesse e fiducia a queste proposte”.

 

Ma l’edizione del decennale sarà anche occasione per gettare uno sguardo al futuro.  “Una delle frontiere più interessanti, attorno a cui rilevo un interesse crescente, è quella della facilitazione. Ognuno di noi, nel proprio contesto lavorativo, svolge attività che chiedono la messa in atto di un processo: dalla gestione di un macro-progetto alla gestione di una riunione, siamo chiamati ad adottare delle “sequenze di azioni” che nella maggior parte dei casi derivano da un processo personale, spesso adottato in modo inconsapevole. Non sempre questi processi personali sono i più efficaci ed efficienti. Ecco che la figura del facilitatore interviene per garantire l’applicazione di un processo predefinito, lasciando alle persone la gestione dei contenuti.

L’intervento del facilitatore può essere limitato: è il caso ad esempio della facilitazione di una singola riunione direzionale o di un CDA. In altri casi le organizzazioni chiedono il nostro supporto per formare i manager alle tecniche di facilitazione, in modo che possano essere autonomi nella facilitazione di situazioni reali aziendali.

 

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