Finanza, debito pubblico, futuro: Guido Maria Brera si racconta al Mese

Finanza, debito pubblico, futuro: Guido Maria Brera si racconta al Mese

Argomento: Eventi

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Una finanza divenuta, suo malgrado, uno strumento biopolitico, capace cioè di decidere su aspetti determinanti nella vita di singole persone e di interi Stati. È quella raccontata da Guido Maria Brera nel dialogo con Luca Barbieri che ha aperto il 3 ottobre la decima edizione di Ottobre Mese della Formazione. Un appuntamento che ha riempito l’auditorium del Centro culturale Altinate San Gaetano di Padova e che ha preso le mosse dal libro che Brera ha scritto assieme ad Edoardo Nesi, Tutto è in frantumi e danza (La Nave di Teseo).

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«Non c’è una data precisa – racconta Brera – ma attorno al 2000 succedono troppe cose, tutte insieme. Nasce l’euro, Internet diventa un dato di fatto nella vita di milioni di persone, la Cina entra nel Wto e inizia il fenomeno della globalizzazione. Banche sempre più grandi possono prestare soldi a sempre più persone, che si abituano allo status di indebitati».

In questo contesto, quella dell’operatore della finanza diventa una professione dal volto nuovo, caricato di responsabilità prima impensabili.

«Fino a un certo punto – osserva Brera – la finanza investiva in aziende. Magari le chiudeva, le spezzettava, le svendeva. Ma lavorava con imprese, realtà di dimensioni tutto sommato contenute. Poi, la finanza ha iniziato a comprare e vendere il debito di interi Paesi. Questo, nella mia vita, ha significato arrivare a non dormire la notte. Tutto d’un tratto, mi sono trovato in mano un potere da legislatore occulto. Mi sono trovato investito di un ruolo che non ho mai richiesto: quello di chi deve decidere se uno Stato può continuare a vivere o deve tagliare il debito e, di conseguenza, i servizi – anche essenziali – per i propri cittadini».

E quello del debito pubblico è un tema centrale per un Paese come l’Italia. «Siamo gravati da un debito pubblico enorme, una zavorra che non ci permette di spiccare il volo. Nei momenti in cui devi accelerare, investire, spendere di più, non lo puoi fare perché hai questo fardello, eredità principalmente degli anni Ottanta e Novanta. Il dossier Italia è sui tavoli di tutte le banche. Prima o poi bisognerà rompere il tabu e capire che il debito pubblico va affrontato in maniera molto decisa. La mia visione da investitore? Il debito va ristrutturato, anche per le generazioni future. Bisogna trovare i tempi e i modi. E la prima cosa che chiede il mercato è una stabilità politica che non riusciamo a trovare».

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