Emergenze, cosa ci insegna il “caso Brendola”

Emergenze, cosa ci insegna il “caso Brendola”

Argomento: Competenze

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di Marco Zanchin, responsabile area HSE Niuko

 

Il “caso Brendola”, con l’incendio che lo scorso 1 luglio ha tenuto con il fiato sospeso l’intera Provincia di Vicenza e sulla cui portata ancora si discute, ci pone nuovamente di fronte al tema di una corretta  gestione delle emergenze. Nell’ultimo numero del settimanale online Monitor abbiamo stimolato alcune riflessioni, che riproponiamo qui di seguito.

 

Spesso nella predisposizione dei piani di emergenza aziendali, si considerano scenari incidentali che si basano su rischi relativi alla specifica realtà lavorativa; sono ancora abbastanza rari i piani di evacuazione che contemplano possibili emergenze causate da aziende vicine potenzialmente pericolose. Ecco allora che, a fronte di eventi gravi che accadono nelle vicinanze dell’azienda, a volte ci si trova impreparati e la gestione dell’emergenza parte in ritardo con possibili ripercussioni sulla sicurezza e la salute delle persone. 

 

Un altro errore diffuso consiste nell’affidarsi solo alle pur indispensabili competenze tecniche senza tener conto dei meccanismi psicologici che si innescano in situazioni di questo tipo e senza valutare il ruolo decisivo della comunicazione. Antonio Zuliani, psicoterapeuta e consulente Niuko che da vent’anni ha scelto di occuparsi dell’applicazione della psicologia ai campi della sicurezza e dell’emergenza, il prossimo 9 ottobre terrà un corso a tema Gestire emotività e panico nelle situazioni di emergenza (per informazioni e iscrizioni: https://www.niuko.it/corsi/sicurezza/gestire-emotivit%C3%A0-e-panico-nelle-situazioni-di-emergenza-2?edition=10543)

 

 

«In Germania,  e lo abbiamo visto in occasione degli attentati terroristici – spiega - esistono piani di comunicazione in caso di emergenza molto dettagliati, che prevedono fra l’altro la  divulgazione di comunicati ufficiali in tempi certi. Laddove non sia possibile fornire aggiornamenti significativi, si può mantenere aperto il canale documentando le operazioni di soccorso. Se dare informazioni falsamente rassicuranti si rivela sempre controproducente, anche il silenzio è molto pericoloso, perché nell’era della connessione permanente le persone vanno continuamente a caccia di informazioni e anche una falsa informazione allarmistica risulta più rassicurante dell’ansia che deriva da una mancata comunicazione. Ecco che, in assenza di fonti ufficiali, si tende ad “aggrapparsi” alle notizie che circolano e a condividerle..». 

 

UN APPROCCIO A 360°

 

Accanto al nodo della comunicazione, deve essere considerata la gestione delle dinamiche piscologiche, che spesso non vengono tenute in debito conto. «In situazioni di emergenza – continua Zuliani – si tende a recuperare nel proprio quadro mentale comportamenti già messi in atto. Ecco che le nozioni apprese in aula sono poco efficaci e difficilmente verranno adottate se  non sono state accompagnate da più esercitazioni sul campo. Bisogna poi considerare i comportamenti automatici che portano le persone a discostarsi dai piani predisposti, come ad esempio l’istinto di andare alla ricerca di persone care o familiari che lavorano all’interno della stessa azienda. Quando si prepara un piano di emergenza, non si può non tener conto di questi aspetti».

 

Un altro nodo fondamentale e spesso trascurato è rappresentato dall’organizzazione di punti di raccolta in cui far convergere i lavoratori in caso di emergenza: «Sono al sicuro? Come stanno i miei amici? Queste le prime domande che si affacciano alla mente di chi è appena scampato da un pericolo. Se in quel momento non ci si sente subito accolti, protetti e rassicurati, se non si trova immediata risposta, la sensazione di disorientamento che si prova influirà poi sulla percezione “a ritroso” dell’efficacia di tutta la gestione dell’emergenza. Ecco che è fondamentale saper organizzare in modo efficace anche l’immediato post-emergenza».

 

Alla luce della nostra esperienza quotidiana di formazione e consulenza in ambito aziendale possiamo affermare che una corretta gestione delle emergenze non dovrebbe quindi basarsi solo su scenari e situazioni “classiche”, che sono tipiche di valutazioni standard poco accurate e foriere di scarsi risultati, ma necessita sia di valutazioni a 360° riguardanti aspetti trasversali di natura tecnica e comportamentale, sia di simulazioni e prove pratiche periodiche atte ad abituarsi a gestire l’emergenza con la maggior calma possibile.   

 

 

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