DL RILANCIO, la formazione per ridisegnare il sistema degli ammortizzatori

DL RILANCIO, la formazione per ridisegnare il sistema degli ammortizzatori

Argomento: Opportunità

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E’ forse fra le misure meno raccontate del nuovo decreto Rilancio, eppure la sua portata appare molto significativa: l’articolo 88 del provvedimento varato dal Governo istituisce il Fondo nuove competenze, che apre alla possibilità di rimodulare l’orario di lavoro destinando una parte delle ore alla formazione. Una ridefinizione che può avvenire a seguito di specifiche intese con le rappresentanze sindacali territoriali o aziendali: grazie al fondo, finanziato per 230 milioni di euro, verranno coperti gli oneri relativi alle ore di formazione, comprensivi dei relativi contributi previdenziali e assistenziali. In altre parole, le aziende alle prese con una contrazione dell’attività produttiva potranno ricorrere a una strada alternativa rispetto alla cig, senza perdita di reddito per i lavoratori che partecipano alla formazione: una misura che la stessa ministra del Lavoro Nunzia Catalfo ha definito il modello da cui partire per ridisegnare il sistema degli ammortizzatori sociali:

«Una scelta che va nella giusta direzione – è l’analisi di Marina Pezzoli, ad di Niuko Innovation & Knowledge, società di formazione di Confindustria Vicenza – perché riconosce che in questo tempo segnato dall’emergenza non possiamo rinunciare alla formazione per aggiornare le competenze e saper leggere i rapidissimi cambiamenti in atto senza esserne travolti. C’è poi un altro aspetto che va considerato: proporre a un dipendente la formazione anziché “congelare” la sua attività lasciandolo in cassa integrazione significa aumentare la sua motivazione e l’engagement. Una sperimentazione in questo senso era stata fatta durante la crisi del 2009 quando la Regione Veneto aveva attivato delle politiche attive volte a incoraggiare la formazione nelle aziende che si trovano a fare i conti con un calo delle commesse. Le realtà con un management lungimirante, che hanno saputo cogliere e sfruttare bene questa possibilità, si sono mostrate poi più attrezzate nell’affrontare la ripartenza».

A regolare le modalità di accesso a questo nuovo strumento saranno i decreti attuativi. «Noi siamo pronti a questa sfida. L’auspicio – continua Pezzoli – è che arrivino in tempi rapidi e che le modalità di funzionamento del fondo non si rivelino farraginose, ma consentano fin da subito la piena operatività».

Una preoccupazione condivisa da Laura Dalla Vecchia, vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega alle relazioni industriali: «L’intento è senz’altro apprezzabile e utile per le imprese che vogliano gestire le presenze in azienda e, al tempo stesso, aumentare le nuove competenze necessarie nel post-emergenza, rimane tuttavia ancora poco chiara l’architettura istituzionale necessaria affinché si possano mettere a fattor comune fondi che operano con diversi criteri gestionali (criteri FSE e criteri Fondi interprofessionali). Come la storia recente ci ha insegnato, la sperimentazione avviata per rispondere alla crisi nel 2009 con le Regioni per le politiche attive a sostegno dei lavoratori posti in cassaintegrazione, piuttosto che i tentativi di far confluire nelle programmazioni regionali anche iniziative promosse dai Fondi interprofessionali, non sempre sono riusciti ad agire con tempestività e snellezza per rispondere a fabbisogni impellenti. La chiarezza delle regole e la distinzione dei ruoli tra le diverse fonti di finanziamento andrebbero ben costruite con il contributo non solo della parte pubblica, ma anche delle parti sociali che siedono sia nei Cda dei Fondi che nei Comitati di sorveglianza FSE».

 

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