Dalla formazione al lavoro: innovare il modello di intervento per l’occupazione. I risultati dei focus group ANPAL

Dalla formazione al lavoro: innovare il modello di intervento per l’occupazione. I risultati dei focus group ANPAL

Argomento: Competenze

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I dati di Veneto Lavoro mostrano finalmente un sensibile aumento del numero di occupati nel 2016 (+ 27.500 unità) dovuto sia alle migliori previsioni sul contesto economico e sulla produzione, sia alle riforme legislative che hanno accelerato le assunzioni.

Tuttavia lo scenario operativo è ancora influenzato da tre fattori chiave:

  • perdita di competitività delle imprese, dovuta a elevati costi operativi, infrastrutturali e limitata capacità di sostenere processi di innovazione;
  • difficoltà a identificare, attrarre e valorizzare le competenze chiave, soprattutto per le PMI e ad anticipare i fabbisogni professionali futuri;
  • inefficienze del mercato del lavoro e persistente disallineamento tra il sistema educativo e i processi di trasformazione delle imprese.

Le politiche di sviluppo riconoscono costantemente il ruolo fondamentale della formazione per accelerare la crescita delle imprese, a cominciare dalla Commissione Europea e per questo motivo chi si occupa di creare occasioni di apprendimento per le persone deve interrogarsi sul suo ruolo in un mercato in forte evoluzione.

Lo scorso 10 marzo a Thiene ANPAL – Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro – in collaborazione con la Regione del Veneto, ha organizzato tre focus group coinvolgendo più di 50 referenti di associazioni datoriali, società di formazione, agenzie per il lavoro, imprese per raccogliere elementi utili a sviluppare politiche per il lavoro efficaci. Tre i temi di discussione:

  • come migliorare la trasparenza e il funzionamento del mercato del lavoro, intervenendo sulle competenze delle persone, anticipando i bisogni delle imprese e sviluppando il dialogo tra formazione e lavoro;
  • come connettere i fabbisogni di formazione delle persone, di competenze del sistema produttivo, facendo leva sugli strumenti di finanziamento e le politiche per il lavoro;
  • come far meglio collaborare gli attori del mercato del lavoro: soggetti pubblici, società di formazione, agenzie per il lavoro, parti sociali.

Le maggiori criticità segnalate sono:

  • utilizzare il solo driver delle competenze o delle job description per facilitare l’incrocio domanda/offerta di lavoro, si scontra con l’opacità e la frammentazione dei ruoli effettivamente agiti in azienda, e con una verifica efficace di quello che la persona sa fare, soprattutto in imprese poco strutturate o di ridotte dimensioni;
  • la forbice tra i tempi delle politiche pubbliche e quelli richiesti alle aziende del mercato si sta allargando; l’accelerazione sul versante digitale in particolare sta accrescendo il divario tra le skill offerte dal sistema educativo e formativo e gli scenari di sviluppo delle imprese;
  • la molteplicità e la discontinuità dei programmi di finanziamento per la formazione, i tirocinii, i servizi di orientamento e di placement, unita a una non omogenea capacità di attivarli da parte degli attori del sistema, rischia di ridurre la capacità di intervento, anche considerando che dovrebbero essere declinati per target specifici (aziende e persone).

I principali risultati emersi dal confronto e sintetizzati in plenaria, rappresentano delle linee guida per le politiche del lavoro dell’immediato futuro. Tra gli spunti forniti dai partecipanti:

  • informare costantemente le imprese sugli strumenti, le norme e le opportunità per favorire le assunzioni, dare continuità e standardizzare i servizi per l’occupazione, anche attraverso tavoli permanenti di lavoro;
  • migliorare le competenze degli operatori che supportano le aziende e permettere una reale customizzazione degli interventi in funzione dei fabbisogni raccolti;
  • definire in maniera condivisa e univoca le competenze per rendere più trasparenti la domanda e l’offerta di profili professionali, compresa la loro valutazione
  • introdurre strategie di integrazione lungo tutta la filiera, dalla Scuola al Mercato del Lavoro, anche sperimentando metodologie formative nuove che riconoscano l’azienda come il reale luogo di apprendimento delle competenze.

Roberto Baldo

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