Coronavirus, come gestire le reazioni in azienda? <br> I consigli dello psicoterapeuta agli hr

Coronavirus, come gestire le reazioni in azienda?
I consigli dello psicoterapeuta agli hr

Argomento: Competenze

Contents: 

Custom text

«Comunicate il più possibile con i dipendenti, motivate ogni singola scelta». Questa la prima indicazione agli hr da parte di Antonio Zuliani, psicoterapeuta e consulente Niuko, esperto in materia di applicazione della psicologia alla gestione della sicurezza e dell’emergenza. Da anni collabora anche con Croce Rossa Italiana, in questi giorni convulsi è alle prese con un turbinio di telefonate: tanti i contatti da parte di chi lo interpella per un consiglio, un intervento, per la gestione di una situazione critica.

Che fare per evitare di alimentare la preoccupazione all’interno delle aziende? Negli uffici – così come in tutti gli ambiti della vita privata - si rincorrono voci, le informazioni girano via chat, i dipendenti a volte si dividono fra chi ha una visione apocalittica e chi minimizza il rischio…Si leggono – giustamente – tante indicazioni sulle norme di prevenzione sanitaria, ma non c’è forse altrettanta attenzione, da parte dei media, sull’aspetto della gestione psicologica.

 

«FARE RETE CON LE ALTRE IMPRESE DEL TERRITORIO»

 «Le aziende – spiega Zuliani – si trovano di fronte a una situazione del tutto nuova, inedita: mentre per altre emergenze come un terremoto o un disastro ambientale ci sono dei protocolli ben precisi da seguire, che indicano che passi compiere, in questo caso non c’è nessun modello predefinito, difficile dire quale sia la scelta giusta e quale sbagliata, se abbia ragione chi applica misure super-restrittive o chi adotta una linea più morbida: sulla portata dell’emergenza anche i virologi stessi in questo momento mi sembrano divisi…».

Ecco che ci sono aziende che cancellano ogni riunione o che dispongono lo Smart Working per tutti e realtà in cui nulla sembra cambiato rispetto ai giorni scorsi, e anche la percezione dell’emergenza dei lavoratori è molto diversa da persona a persona. «L’importante – ribadisce Zuliani – è curare in questa fase con particolare attenzione la comunicazione interna, è l’unico modo per attenuare la paura che può diventare “contagiosa”. Se ad esempio si sceglie di far lavorare in Smart Working solo una parte dei dipendenti – chi opera in un dato reparto o chi viene da una determinata area geografica - è necessario spiegare bene il perché di questa scelta, motivarla con criteri oggettivi, per non creare conflitti interni o dare l’impressione di alimentare delle disparità. Anche se si sceglie di non adottare restrizioni particolari è bene motivare questa decisione. Può essere utile, in questo frangente, coinvolgere anche i dipendenti nelle scelte, così come raccordarsi con le associazioni di categoria e le altre aziende dello stesso territorio per arrivare a definire una linea comune, perché anche le differenze di gestione fra imprese “vicine di casa” possono creare un certo disorientamento: il fatto che una scelta venga adottata in modo congiunto può essere un elemento che trasmette sicurezza e fiducia. Fondamentale inoltre il confronto con le istituzioni». Cruciale anche il confronto interno all’azienda fra responsabili, in particolare fra l’hr manager e chi si occupa di sicurezza e salute dei lavoratori.

 

«EVITARE L’ISOLAMENTO DEGLI SMART WORKER»

In queste ore, grazie anche al decreto pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale, stiamo assistendo a un massiccio ricorso allo Smart Working: «Anche in questo caso però va curato in modo particolare l’aspetto psicologico: una persona che è più preoccupata di altre rispetto a quello che sta succedendo e che si trova improvvisamente a lavorare da casa tutta la settimana, isolata dal resto del mondo e esposta a un bombardamento di informazioni, può sviluppare reazioni di panico. In questi giorni, nelle aziende che scelgono lo Smart Working, gli uffici risorse umane dovrebbero dedicarsi a telefonare quotidianamente a tutti i dipendenti che lavorano da casa, anche solo per chiedere loro come va e come stanno vivendo questa situazione e per aggiornarli sull’attività in azienda…»

 

Altro aspetto centrale è l’atteggiamento con cui le informazioni e le comunicazioni vengono veicolate: «Prima di interagire con il personale gli hr devono fare un lavoro su sé stessi, interrogarsi sul loro atteggiamento rispetto all’emergenza, perché se mostrano ansia o preoccupazione rischiano di condizionare tutta l’azienda…». Secondo Zuliani, infine, passaggi difficili come questo sono un grande banco di prova, perché «in queste situazioni emerge in modo chiaro lo stile relazionale che si è costruito all’interno dei luoghi di lavoro, un elemento che fa davvero la differenza».

 

 

 

Contattaci
per capire come possiamo aiutare te o il tuo team