Borrometi agli imprenditori: alziamo il velo sulle mafie al nord

Borrometi agli imprenditori: alziamo il velo sulle mafie al nord

Argomento: Eventi

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“Dobbiamo avere il coraggio di comprendere come i prodotti arrivano sulla nostra tavola. Il business delle agromafie, pari a 21 miliardi, è secondo solo a quello della droga. Un fenomeno di cui si parla poco e che chiama in causa anche il Veneto: dire abbiamo gli anticorpi  significa favorire la presenza della mafia, che in questo modo sente di potersi muovere indisturbata”. Davanti agli imprenditori e cittadini che hanno sfidato maltempo e allerta meteo per assistere alla presentazione del suo primo libro Un morto ogni tanto (Solferino Libri editore), il giornalista Paolo Borrometi, protagonista lunedì sera alla Fornace Carotta di Padova dell’ultimo appuntamento del Mese della formazione promosso da Niuko Innovation & Knowledge, ha disegnato un quadro nitido e al contempo allarmante di un fenomeno a torto ritenuto in declino. 

Una denuncia che Borrometi sta pagando a caro prezzo: costretto a vivere sotto scorta dal 2014 a causa delle aggressioni e intimidazioni di cui è stato oggetto, nei mesi scorsi era diventato l’obiettivo di un attentato che Cosa Nostra stava progettando e che fortunatamente è stato sventato dalla procura di Catania.

Il giornalista ha raccontato in modo documentato – e senza omissis – di come le mafie si siano spartite “in modo certosino questo enorme business, attraverso un patto con il sangue”: a Cosa Nostra il controllo di una produzione in Sicilia basata su sfruttamento e capolarato, ai casalesi e alla camorra la gestione delle flotte di camion che portano i prodotti nei mercati ortofrutticoli del Nord, alla ‘Ndrangheta la possibilità di nascondere ingenti quantitativi di droghe all’interno di questi tir. “Se continuiamo a guardare alle agromafie con un approccio a spot, perdendo di vista questa visione d’insieme del fenomeno – ha aggiunto, raccontando gli esiti del suo lungo lavoro di indagine – loro vinceranno sempre”.  

Il giornalista ha poi spiegato come la presenza della mafia in Veneto non sia certo fenomeno nuovo: risale al 1993 la latitanza dei fratelli Graviano ad Abano Terme, da dove controllavano “la cupola” e dove la mafia “ha iniziato a investire in alcune strutture ricettive”.  “Spesso – ha ricordato – l’ingresso delle mafie nelle imprese del Nord inizia con la proposta di liquidità fresca a imprenditori in difficoltà, in cambio di una piccola quota societaria. Anche in questo territorio ci sono schiere di professionisti, colletti bianchi - commercialisti, promotori finanziari… - che rappresentato il braccio armato delle mafie…”. 

“Abbiamo fatto la scelta audace e coraggiosa di invitare un testimone come Paolo – ha spiegato Marina Pezzoli, ad di Niuko al termine dell’evento – perché crediamo che chi opera nel mondo dell’impresa in questo territorio debba prestare attenzione a questo fenomeno molto più pervasivo di quanto si possa pensare”. 

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