Aristotele in azienda. Quando la filosofia aiuta i manager

Aristotele in azienda. Quando la filosofia aiuta i manager

Argomento: Competenze

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Aristotele, Rousseau, Kant. Sono tanti i pensatori del passato (sia quello più antico sia quello più recente) che trovano posto tra le pagine del saggio di Patrick Errard La filosofia aiuta il manager. Le idee dei grandi pensatori migliorano l’organizzazione e favoriscono il business (Tecniche Nuove 2016). Portare la filosofia in azienda non è impresa da poco, eppure può essere interessante interpretare concetti come leadership, obiettivo o business alla luce delle speculazioni teoriche sulla responsabilità, la coscienza, il libero arbitrio. Errard – Ceo di Astellas Pharma France e presidente di Leem – ci fa respirare il clima di una ordinaria giornata d’ufficio, insegnandoci a riconoscere l’importanza che l’esercizio del pensiero può rivestire in moltissimi ambiti, primo fra tutti nello sbrogliare relazioni complicate. La base per un buon manager infatti deve essere necessariamente il rapporto con gli altri. Scrive l’autore: «Dirigere persone è per definizione un atto che si colloca nel campo del sociale. […] Ecco perché mi sembra essenziale che la persona che imbocca la strada del management, uomo o donna che sia, possa affrontare il proprio divenire con alcune semplici domande alle quali dovrà trovare da sé una risposta».

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Prima di diventare manager, Errard ha esercitato per quattro anni la professione medica, esperienza che gli ha fatto sperimentare molte situazioni che in seguito si sarebbe trovato a vivere di nuovo, riformulate, nel contesto aziendale. Anche in questo caso, il rapporto interpersonale è fondamentale: «La comunicazione tra medico e malato è un modello relazionale del tutto particolare. In primo luogo perché tra i due esiste una gerarchia, in quanto uno sta male e l’altro, fino a prova contraria, è in salute. Poi perché il primo è preoccupato per qualcosa che ancora non sa, mentre il secondo possiede le conoscenze che gli permettono di individuare la causa del male. Infine, entrambi instaurano un rapporto di dipendenza e di confidenza implicite, senza il quale l’azione terapeutica sarebbe impossibile».

Ecco allora che i concetti di educazione, coraggio, rischio, gerarchia, ascolto, fiducia, fallimento diventano altrettanti capitoli e paragrafi che talvolta virano verso tecnicismi d’impresa, a volte invece sfiorano l’aneddoto, altre volte ancora si innalzano ad affrontare temi dall’afflato universale come l’amore e la verità. La filosofia aiuta il manager è un libro che si rivolge «in primo luogo a chi non ha (o non ha ancora abbastanza) esperienza di management nell’impresa», ma che può essere apprezzato anche da chi vuole avere un’infarinatura generale di come si lavora in azienda (e non solo).

Un esempio di reinterpretazione del pensiero in chiave aziendale si può trovare a partire dagli Scritti di Jacques Lacan del 1966: «Quel che io cerco nella parola è la risposta dell’altro. Ciò che mi costituisce come soggetto è la mia questione. Per farmi riconoscere dall’altro, proferisco ciò che è stato solo in vista di ciò che sarà. Per trovarlo, lo chiamo con un nome che deve assumere o rifiutare per rispondermi». Scrive Errard: «Qui Lacan suggerisce un aspetto che nel management ha un significato basilare, ossia che il linguaggio è innanzitutto vettore di “reazione” e che, in virtù di questo, è uno strumento per riconoscere il soggetto che lo emette, ma anche chi lo riceve. La comunicazione in assoluto, che si tratti di ordini o di informazioni, è per definizione un atto che richiede una reazione. […] Perciò è sempre opportuno chiedersi come potrebbe essere interpretato ciò che si dice o si scrive».

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