Age management, con Covid-19 baby boomers e Z Gen più vicini anche in azienda

Age management, con Covid-19 baby boomers e Z Gen più vicini anche in azienda

Argomento: Competenze

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Come gestire fino a cinque generazioni in azienda? Un interrogativo con cui con l’aumento dell’età pensionabile molte imprese ormai si trovano a fare i conti. La diversità, che si traduce spesso in stili, linguaggi e approcci diversi, è al contempo ricchezza e – se non gestita – elemento problematico. Proprio per stimolare la riflessione su questi temi utilizzando il linguaggio del teatro Niuko Innovation & Knowledge propone per giovedì 23 settembre a Bassano del Grappa (Vicenza) un evento gratuito aperto a tutti gli occupati, in particolare ai lavoratori over 54.

L’appuntamento rappresenta il momento di chiusura di un progetto finanziato dal Fondo sociale europeo in sinergia con il FESR-POR 2014-2020 che ha messo al centro il tema dell’age management: fra le tappe più significative di questo percorso, un webinar che lo scorso 9 giugno ha messo a fuoco il tema del benessere digitale e dell’approccio al digital delle diverse generazioni.

Nell’intervento introduttivo Isabella Pierantoni, founder di Generation Mover, realtà che già nel 2009 ha iniziato un’attività pionieristica su questi temi, ha presentato alcuni dati tratti dalla fotografia scattata da una ricerca di GfK Sinottica durante il primo lockdown del 2020. Se le persone di ogni età hanno aumentato il tempo di utilizzo del digitale (Internet, social media, streaming…), la fascia che ha registrato la crescita più alta (+16%) è proprio quella dei “baby boomers” fra i 56 e 75 anni. Le tre categorie cresciute di più, per quanto riguarda le nuove abitudini digitali di questa generazione, risultano nell’ordine gli acquisti nei canali di e-commerce della grande distribuzione organizzata, le operazioni legate alla PA e le donazioni al mondo no profit.

La pandemia ha portato con sé in questa fascia di età uno straordinario cambiamento delle abitudini di consumo, ma ha anche indotto un’accelerazione dei processi di apprendimento spingendo fuori dalla zona di confort tante persone che prima avevano poca dimestichezza con gli strumenti digitali o si dichiaravano refrattarie se non “ostili”. Lo stesso è accaduto all’interno delle imprese: con lo smart working introdotto spesso repentinamente si è aperta la necessità, non derogabile, di imparare in modo veloce l’utilizzo di nuovi strumenti digitali per comunicare e organizzare il lavoro all’interno dei team: spesso, proprio per l’urgenza di diventare operativi in tempi brevi, questo cambiamento ha generato spontaneamente processi di reverse mentoring, con i Millennial e gli “Z Gen” ingaggiati per supportare i loro colleghi nell’utilizzo di tool e strumenti nuovi…

Trasformazioni che rappresentano un’opportunità da cogliere (e coltivare) per le aziende, che oggi possono far leva su un mutato atteggiamento verso il mondo tech da parte dei lavoratori senior, ma devono al contempo “preoccuparsi” dai rischi connessi allo stress digitale che questi cambiamenti così veloci portano con sé…

 

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